La Grande guerra e la dissoluzione di un Impero multinazionale

Paolo Pombeni (ed)


Collana: FBK Press
Numero: 20
Editore: FBK Press
Città: Trento
Anno: 2017
Pagine: 258

Cartaceo

Prezzo: € 18,00
ISBN:978-88-98989-29-4

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ISBN:978-88-98989-30-0

Libro

La dissoluzione dell’Impero asburgico a seguito delle vicende della Prima guerra mondiale costituisce un fenomeno storico di grande interesse. Al contrario di altri imperi che si dissolsero con la vicenda bellica (l’Impero zarista o quello ottomano), la compagine imperiale degli Asburgo non appariva vittima di un mancato adeguamento alla modernizzazione, anche se da più parti si notavano le contraddizioni con cui questo fenomeno era stato gestito. Anche la sua natura di Stato multinazionale era percepita come un dato di ambiguità: da un lato i richiami alle identità nazionali si erano andati rafforzando fra fine del XIX e inizi del XX secolo, dall’altro sembravano tenere le tradizionali legittimazioni che coniugavano moderati mantenimenti delle identità etniche con connessioni alla figura patriarcale dell’imperatore e alla neutralità burocratica del governo di Vienna.

Su questo universo la «Grande guerra» si riversò come un terremoto, costringendo l’Impero a misurarsi tanto con le sue arretratezze di sistema politico quanto con lo spinoso tema del «patriottismo», risorsa essenziale nel quadro di un conflitto che sempre più si andava caratterizzando come uno sforzo globale di quella che avrebbe dovuto essere una «nazione».

Indice

Introduzione
Paolo Pombeni - Il posto della Grande guerra nella storia dell’Europa contemporanea

Parte prima: La questione nazionale nella gestione della Grande guerra
Laurence Cole - Questione nazionale e radicalizzazione degli austrotedeschi
Oswald Überegger - La gestione austro-nazionalista della guerra asburgica sul fronte italiano
Maurizio Cau - La mobilitazione letteraria austriaca e la Grande guerra
Fulvio Cammarano - Quale Occidente? 1914: le costituzioni in guerra
Marco Bellabarba - Impressioni di viaggio e studio. Prime note su Robert William Seton-Watson e la dissoluzione dell’Impero asburgico

Parte seconda: La Grande guerra e gli italiani d’Austria
Fabrizio Rasera - Battisti e l’irredentismo. Note biografiche e filologiche
Alessandro Livio - L’atteggiamento della popolazione trentina durante la Grande guerra nei documenti degli archivi austriaci
Marina Cattaruzza - Aspirazioni nazionali e cultura asburgica. Trieste nel passaggio dall’Austria all’Italia
Mirko Saltori - Il caso Cesare Battisti. Socialismo, ultima Austria e Grande guerra

Parte terza: La guerra e le nazionalità dell’Impero
Francesco Caccamo - I cechi, la Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’Impero asburgico
Catherine Horel - Il Compromesso austro-ungherese alla prova della Grande guerra
Egidio Ivetic - Gli slavi meridionali (1914-1918)
Guido Franzinetti - I polacchi nella Prima guerra mondiale
Emanuela Costantini - I romeni di Transilvania tra lealtà dinastica e identità nazionale

Indice degli autori

Autori

Marco Bellabarba insegna Storia moderna all’Università di Trento. Si occupa di storia delle istituzioni politico-giudiziarie nell’Italia moderna e dell’Impero asburgico durante il XIX-XX secolo. Nel 2014 ha pubblicato con l’editore il Mulino L’impero asburgico.

Francesco Caccamo è professore associato all’Università di Chieti. Il suo ultimo lavoro è Regime, dissenso, esilio. La Cecoslovacchia all’epoca del socialismo reale, di prossima pubblicazione presso la Società Editrice Dante Alighieri.

Fulvio Cammarano è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Bologna. Dal 2015 è presidente della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco). Ha curato Abbasso la guerra! Neutralisti in piazza alla vigilia della Prima guerra mondiale, Firenze - Milano, Le Monnier, 2015.

Marina Cattaruzza è professore emerito dell’Università di Berna e membro corrispondente dell’Accademia Austriaca delle Scienze. Il suo ultimo volume è Italy and Its Eastern Border: 1866-2016, New York - London, Routledge, 2016.

Maurizio Cau è ricercatore presso l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Studioso del pensiero politico e giuridico del XX secolo, ha tra i suoi principali interessi di ricerca il costituzionalismo italiano e tedesco del Novecento e la cultura politica europea tra le due guerre.

Laurence Cole è professore di Storia austriaca presso l’Università di Salisburgo. Di recente uscita, il suo Military Culture and Popular Patriotism in late Imperial Austria, Oxford, Oxford University Press, 2014.

Emanuela Costantini è ricercatrice confermata dell’Università di Perugia. Si occupa principalmente di storia politica dell’area sud-est europea. Il suo ultimo volume è La capitale immaginata. L’evoluzione di Bucarest nella fase di costruzione e consolidamento dello stato nazionale romeno. 1830-1940, Soveria Mannelli (Catanzaro), Rubbettino, 2016.

Guido Franzinetti insegna Storia dei territori europei presso l’Università del Piemonte Orientale, Vercelli. Tra le sue pubblicazioni Le Elezioni Galiziane al Reichsrat di Vienna, 1907-1911, Alessandria 2002.

Catherine Horel è direttrice di ricerca al CNRS (Sirice, Université de Paris I) e si occupa della storia contemporanea dell’Europa centrale. Il suo ultimo libro è L’amiral Horthy. Régent de Hongrie, Paris, Perrin, 2014.

Egidio Ivetic insegna Storia moderna all’Università di Padova. Tra i suoi ultimi volumi: Jugoslavia sognata. Lo jugoslavismo delle origini, Milano, Franco Angeli, 2012; I Balcani dopo i Balcani. Eredità e identità, Roma, Salerno editrice, 2015.

Alessandro Livio, dottorando in storia presso la Universität Wien, ha pubblicato di recente: The Wartime Treatment of the Italian-Speaking Population in Austria-Hungary, in «European Review of History: Revue européenne d’histoire», 24, 2017, 2, pp. 185-199.

Paolo Pombeni è professore emerito dell’Università di Bologna. Dal 2011 al 2016 ha diretto l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Il suo ultimo volume è: La questione costituzionale in Italia, Bologna, il Mulino, 2016.

Fabrizio Rasera è storico e organizzatore di cultura. Dal 2010 è presidente dell’Accademia Roveretana degli Agiati. Attualmente è impegnato, insieme a Mirko Saltori, nell’edizione completa degli scritti di Cesare Battisti.

Mirko Saltori è ricercatore e archivista presso la Fondazione Museo storico del Trentino (Trento), e sta curando con Fabrizio Rasera l’edizione delle opere di Cesare Battisti. È vicepresidente della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche.

Oswald Überegger è direttore del Centro di competenza Storia regionale della Libera Università di Bolzano. Il suo ultimo volume è: Krieg in den Alpen. Österreich-Ungarn und Italien im Ersten Weltkrieg (1914-1918), Wien - Köln - Weimar, Böhlau, 2015.

Parole chiave

  • 1914-1918
  • Austria-Ungheria
  • Nazionalità
  • Prima guerra mondiale
  • Cesare Battisti

Anteprima

Il posto della Grande guerra
nella storia dell’Europa contemporanea

Paolo Pombeni

Richiamare la centralità che la Prima guerra mondiale ebbe nella storia europea rischia di essere l’affermazione di una banalità, tanto questo assunto è universalmente condiviso. Tuttavia nella storia c’è sempre spazio per fare qualche riconsiderazione, anzi la storiografia è essenzialmente una scienza di riconsiderazioni, non perché mutino gli avvenimenti oggetto dell’analisi, ma perché cambiano le domande che noi ci poniamo nell’interpretarli.

Nel caso specifico oggi forse la nostra attenzione si concentra meno su alcuni dati che furono importanti, ma che diamo ormai per assodati. Per esempio ci affascina meno la riflessione sul ruolo che la tecnologia ebbe nel mutare il rapporto degli uomini con l’evento bellico. Una guerra fatta di artiglierie e di trincee era lontana non tanto da presunti ideali cavallereschi, che ci si potrebbe chiedere se non fossero tramontati ormai da tempo, ma dai normali rapporti di umanità e di comprensione delle dinamiche del confronto militare. A chi condivise quella terribile esperienza poté infatti sembrare piuttosto impropria la famosa definizione di Carl von Clausewitz per cui la guerra era un modo di proseguire la politica con altri mezzi.

Altrettanto si può dire per l’impatto di quella che fu considerata entro certi limiti la prima guerra totale: certo a livello solo tendenziale rispetto a ciò che si sarebbe sperimentato in seguito, ma certamente con un tasso mai sino ad allora sperimentato di coinvolgimento complessivo di tutte le strutture dei paesi belligeranti. Società civile, mondi religiosi, culture antropologiche, sistemi di governo del consenso politico furono rimodulati da cinque anni in cui gran parte del mondo dovette organizzarsi per vivere nella e della guerra in corso.

La dimensione «mondiale» è un altro elemento che si è sempre sottolineato, insistendo sul fatto che l’evento coinvolse non solo quell’Europa ...

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